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Natale alternativo

Racconti

La canna emette i suoi ultimi aliti di fumo, la vedo li accartocciata semi spenta nel posacenere.
La vedo li agonizzante, e provo pietà per lei quasi mi dispiacesse. Mi ha dato tanto mi ha regalato serenità con i suoi tiri, mi ha regalato apparente calma di cui ne ho bisogno.
La vedo li accartocciata semi spenta nel posacenere. La vedo li e rivedo la mia vita. Ripercorro a ritroso questo anno andato a puttane. Che io ho mandato a farsi fottere. Ripercorro i miei errori e mi fanno paura, mi fanno male mi pugnalano, ma poi quelle pugnalate a vederle bene, sono inflitte dalla mia mano.
Rivivo i miei fallimenti e le mie certezze cadere come le torri gemelle, ripenso alle scelte fatte alle strade chiuse alle spalle e a quelle nuove che ho provato a percorrere.
Sarà l’aria del natale, sarà questa malinconia, sarà la tristezza che ho nel cuore, sarà che ho sonno, sarà che sono fatto sarà un misto di tutto come erba e tabacco, sarà… ma ho ripreso a scrivere un po’ di questo romanzo, ho ripreso a rimettermi a nudo a parlarmi, ho ripreso a lasciare brandelli di me stesso su carta a mettermi a nudo a mettermi in vetrina come le prostitute di Amsterdam.
Mi guardo allo specchio e mi vedo cambiato la barba incolta, gli occhi vuoti e le labbra secche per mancanza di baci, mi vedo stanco ed invecchiato, sono trasandato e stono con il mondo come questa casa con il natale…
Niente albero addobbato niente luci colorate niente bambinello nella stalla di cartapesta niente di niente, come me.
Un altro sorso di rum annacqua la mia gola secca, con voglia di alcol. Annacqua il cervello intriso di pensieri come sempre.
Bevo fino a farmi male, bevo anche se non potrei e fumo un'altra cammel light estratta con cura dal pacchetto.
E vorrei essere io vorrei essere fumato e consumato dalla vita in un paio di minuti come io fumero questa sigaretta. Vorrei essere accartocciato nel posacenere spento senza diritto di replica.
Ed invece sono ancora qui agonizzante a scrivere di un me stesso troppo corrotto dai vizi che si trascina come anima vagante in un mondo di morti agghindati a festa.
Stono con i falsi sorrisi della gente mi irritano gli auguri ipocrite di persone che hanno tutte la stessa faccia.
Cerco nella gente delle certezze le stesse che sono volate via dalla mia vita.
Le stesse che io ho fatto screpolare senza fare nulla, perché mi andava così perché sono autodistruttivo.
Non mi ritrovo nulla se non questo foglio di carta, e la passione per la scrittura e così scrivo per rilassarmi per sfuggire alla realtà e rifugiarmi nella mia testa malata.
Il mondo non si è fermato quando io cascavo ha continuato a camminare sulle mie macerie eppure non mi ha ucciso non mi ha trascinato sono sempre rimasto giù sul fondo senza essere in balia delle correnti.
Questo pensiero mi da la forza di pensare che resisterò anche se nella merda rimarrò in qualche modo io.
Le storie d’amore possono finire per errori, per stanchezza, per noia e per la quoitidianità.
I lavori per quanto stabili possano essere possono terminare, per tanti motivi, per stanchezza per noia per la quotidianità e per le storie d’amore finite a puttane.
Le certezze possono crollare a colpi autodistruzione, possono infrangersi negli scogli della vita, nell’oceano dell’esistenza.
Ho lasciato la nave alla deriva da capitano vigliacco ed ho cominciato a naufragare senza salvagente senza una certezza, e mi è stato bene così.
Non m’importa le case crollano e si ricostruiscono, le certezze anche. Io no.
Cado e mi rialzo, cado e rimango sul fondo e avanzo strisciando come un verme avendo la consapevolezza, che anche i vermi un giorno diventeranno farfalle e voleranno.
Dureranno un ora e poi moriranno ma vivranno volando per quell’ora e nulla sarà di più eterno per loro.
Non voglio vivere nell’immortalità, non vivrò nell’illusione che la morte si dimenticherà di me, vivrò con la certezza che ogni giorno possa essere l’ultimo, vivrò con la consapevolezza che sbaglierò ancora perché sono un essere umano. Sono un debole, e forte nel riconoscermelo.
Non vivrò perché devo vivere, vivrò se vorrò vivere.
Intanto un altro anno finisce ed io non ho concluso nulla, sono sul punto di partenza.
Un altro natale è alle porte, altre cene in famiglia aspettano solo falsi sorrisi e affetti fittizi spolverati come il vestito buono per l’occorrenza.
Altri cenoni aspettano di essere divorati, e fanculo la fame nel mondo a natale può aspettare, scompare nasce il bambinello.
Altre pietanze verranno ingurgitate e depositate su fianchi di donna ad ingrassare i grossi culi ricoperti di cellulite che cadranno sotto colpi di cazzi presi la notte di capodanno per festeggiare un giorno uguale a quello prima, ma con una data differente sul calendario.
Altri piatti andranno a saziare pance già gonfie di uomini falliti o quasi, ma che credono di essere arrivati in un qualche traguardo immaginario… una casa una famiglia dei figli un automobile nuova ed un cane da accudire…
E mangeranno piatti che poi cacheranno due ore dopo al 5 bicchiere di spumante buono stappato per brindare ad una natività fasulla imposta da una religione dittatoriale. Il bambino è nato auguri.
Tutti volti verso quel biondino dentro un pagliericcio. Ed il bue e l’asinello serviti con le patate su vassoi d’argento, pronti ad essere mangiati.
E poi torneranno alle loro esistenze ad i loro problemi economici, con più chili addosso, meno soldi nel conto, e sorrisi caricati a salve e lucidati pronti ad essere sparati ad ogni circostanza.
Io rimarrò come sempre occhi grandi e spenti sorrisi veri anche se pochi, rimarrò io circondato dai miei vizi, senza nessuna certezza se non la morte.
Rimarrò a pensare su quello che sarei potuto diventare se… e vivrò su quello che sarò sbaglio dopo sbaglio.
Il foglio intanto si riempie ed io per non far sentire solo il bicchiere lo riempio un altro po’ di sano rum.
Strappo dal pacchetto un'altra sigaretta e con cura mi rollo l’ennesima canna, la fumerò mi rilaserrò.
E penserò che un altro giorno è passato e la morte non mi ha preso, penserò che nella vità sarò sempre io anche se in vesti differenti, ed avrò certezze che non si baseranno su soldi e mobili, si baseranno su errori, pianti e sorrisi.
Intanto…
La canna emette i suoi ultimi aliti di fumo, la vedo li accartocciata semi spenta nel posacenere.
La vedo li agonizzante, e provo pietà per lei quasi mi dispiacesse. Mi ha dato tanto mi ha regalato serenità con i suoi tiri, mi ha regalato apparente calma di cui ne ho bisogno.
La vedo li accartocciata semi spenta nel posacenere. La vedo li e rivedo la mia vita.
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Visioni.

Pensieri

E se quel pezzo di merda Visionario, rottoinculo di BUKOWSKI avesse avuto ragione?E avasse aperto i cancelli?!Io le ho sentite le sue storie sulle donne,tutte stronzate!!No tu non capisci un cazzo di niente:hai lavorato trentanni in un ufficio contabile di Merda ,cosa puoi capire di un Genio Visionario.Dicono che sia lo scrittore delle masse!!Non avete capito niente :o quasi niente di quell'uomo e della sua divina sensibilita!Dammi una sigaretta che le ho finite;ma scusa Gio'perche' te la prendi cosi' a cuore,cosa?si la storia di sto' scrittore visionario :come lo chiami.....Bukowski!Quello è venuto su questa cazzo di terra di merda,e come Gesu' Cristo si e preso bastonate e calcinfaccia,e pugnialate alla schiena,solo perchè:avesse un animo buono,e fosse sincero con se' stesso e con la gente!Stai esagerando,guarda che ho letto delle storie strane su di lui!pare fosse un pedofilo!mezzo finocchio!Ma vai al diavolo!tu e tutti quelli che non lo hanno nammeno avvicinato,ne mai capiranno i segniali che a lanciato,come spilli sulla testa della gente ipocrita e corrotta.Magari era una visione di vendetta personale,Che ne dici ci facciamo ancora un goccio?Si pero' basta parlare di scrittori.
07/11 | di | autore
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risa e venute

Racconti

Eravamo in sei in quella stanza...giovani,pazzi felici,loro ci guardavano e noi le guardavamo con quegli occhi che ti ricordano chi sei,un animale troppo spesso tenuto in gabbie morali...loro ridevano,noi ridevamo e alla fine tutti esplodemmo in orgasmi piu o meno intensi.
Quando la storia si venne a sapere qualcuno si tiro indietro,molti arrivarono a conclusioni sul nostro conto,i piu si indignarono.
Io ritornai ai loro occhi e seppi che la vita non poteva essere piu bella.
22/11 | di | autore
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Quello mi pare...

Poesie

Mi piace pisciarmi addosso quando ho la febbre.
Mi piace puzzare nel letto per giorni e sniffare le mie puzze
Mi piace la sborra quando esce dal mio cazzo
Mi piace ubriacarmi e sentirmi in colpa per quel famoso tiro ai dadi.
Mi piace la negatività e mi piace fare a botte senza rancore
Mi piace farmi pisciare in bocca da una bella figa rasata.
Mi piace il buco del culo femminile quando ha appena cagato
Mi piace grattarmi la base del cazzo fino all'ustione
Mi piace la violenza e mi piace estrema&torbida.
Mi piace vedere che danzi per me
Mi piace tirare lunghe e sonore scorregge.
Mi piace il porno di joe d'amato&mondo movie
Mi piace odiare in solitudite la notte e al mattino riposare.
23/11 | di | autore
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pencilsong: n.2

Altro

notte di puzzo di ascelle, notte di amici veri che te lo dicono, che puzzi.

..ti dicevo di quella ragazza in palestra..
eh sì, dimmi
niente, me lo fa diventare duro anche solo con un ciao
davvero? a me non succede mai nico, mai!
perchè ce l'hai il doppio del mio lore, hai bisogno di più sangue, comunque ti dicevo di questa, ha 36 anni e mi sorride spesso..
01/12 | di | autore





LA PROCESSIONE

Pensieri

Cinicità in high definition. Sei dove come e quando. La pensi come Lombroso. Mi studierai il cervello. Non me ne faccio una ragione. Non è un delirio da negazione. Marcondiro Dirondello crollerà anche il tuo castello. Che l’odio chiama odio e la mia testa chiama te. Stavo quasi per soffocare al passaggio della processione. La tua è pura demagogia, sai illudermi così bene. Sarai il mio prossimo pensiero , in un film sudcoreano in seconda serata, metto i sottotitoli ai discorsi. Così capirai cosa penso. Tu forse non essenzialmente tu, hai scavato dentro me una fossa dove poter dormire. Dì a mia madre che dormo fuori , così non si preoccuperà se tutto si fermerà qui.
02/12 | di | autore
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giornata di merda

Racconti

oggi ho vissuto una giornata intensa. ho combattutto una battaglia, poi un'altra e un'altra.Tutto questo per le mie fottute idee. Non c'è altro. Le mie idee sono rimaste. Sono quelle che domani mi faranno alzare. Non c'è, non c'è altra ragione se non la consapevolezza che le mie idee mi tengono in piedi e fanculo. Attorno al sapore che porto dentro di schifo, c'è solo questa certezza. Idee, ideali, valori, fuoco, birra. Cme una lavatrice che piano, lentamente cancella le macchie. Così io dimentico. Come tutti. La memoria ci rende liberi, non altro: è l'unica prova che abbiamo contro la quotidianità e la monotonia.
Oggi per l'ennesima volta si è conficcato un coltello nel mio cuore, profondo, sordo, doloroso: come tanti piccoli pezzi di vetro. Profondi, silenzioni, sanguinanti, veri.
13/12 | di | autore
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Storia di una quotidianità ammazzata

Racconti

Il masticare l'osso mi aveva rotto quasi tutti i denti. All'ospedale mi dissero che mi avrebbero messo una protesi, cioè una dentiera. A me non interessava, ora avevo i pensieri che pulsavano dal dolore. Sanguinavo in bocca, ne perdevo tanto da doverlo sputare fuori a intervalli quasi regolari. Il gusto schifoso però rimaneva.
Mi sono rotto i denti perché sono un duro, perché al pianista non la darò mai vinta, perché non deve più entrare in casa mia ogni mese e scoparsi mia madre in cambio dell'affitto e perché era ora che qualcuno gli insegnasse che esistono gli imprevisti. Sono entrato nella stanza dove erano loro due e quando l'ho visto sopra mia madre, intento a pisciarle addosso, mi si è annebbiato tutto. L'ho morso. Alla mano. Lui era sorpreso, ma quando ha realizzato che non mi sarei staccato ha iniziato a colpirmi. E più mi colpiva, più stringevo la mandibola contro la mascella. Fino a quando sono caduto, con in bocca un suo dito. Ha urlato come un cane e questo mi ha dato la forza per iniziare a masticare. I miei denti hanno cominciato a rompersi; sentivo lo scricchiolio dell'osso confondersi con quello dei canini e dei molari, ma non riuscivo a smettere di fissarlo. Dal suo pisello colavano gocce di piscio che si mischiavano con il sangue sul pavimento e quando la sua paura si è trasformata in puzza, ho sputato il dito di fianco al suo piede in segno di vittoria. Ha pianto, come un bambino. Mia madre, che fino ad allora aveva solo guardato, a quel punto si è alzata ed è scappata via. Ancora nuda, è ritornata con degli strofinacci per asciugare il lago per terra. Per non piangere nel vedere il suo sguardo basso che, nonostante tutto, decretava la mia sconfitta, sono svenuto con l'intenzione di morire dalla vergogna, ma invece mi sono svegliato in ospedale.
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Il fumo nero

Racconti

Una nebbia di fumo si forma sul cimitero dei vivi che, ignari di quello che sta per succedere, continuano nei loro riti fabbricati di computer e fascicoli. Fumo così nero non si era mai visto; oscurava anche il lato buio della luna. Era denso.
16/12 | di | autore





Semplicità

Aforismi

Se l'uomo smettesse di temere la morte, diverrebbe immortale.
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Il treno per l'inferno

Poesie

Ho deciso di andare all'inferno
con annessi e connessi
senza chiedermi se questo comporterà
una sofferenza indicibile
e per fare questo
utilizzerò una tecnica cinese
che si chiama wu wei
e che letteralmente vuol dire
non agire
non fare
quindi
sarò svogliato sul lavoro
farò sempre di meno
e i miei padroni saranno sempre più irritati
ma non mi licenzieranno
perchè sono un malato mentale
e prendo il risperdal
un farmaco che rallenta il metabolismo cerebrale
e mi rende ottuso
ottuso certamente
ma non così ottuso
da non capire che il lavoro è una schiavitù inutile
un'inutile perdita di tempo
di tempo che posso utilizzare
per fare i cazzi miei
come per esempio scrivere poesie come questa
o per esempio
per non fare un cazzo di niente
quando stò bene
i miei padroni pensano
che lavorare mi faccia bene
allo spirito
quindi le cose sono due
o lo sono o lo fanno
ma io penso
che lo facciano
perchè non hanno trovato di meglio
che di far lavorare la gente
e guadagnarsi un buon stipendio
26/12 | di | autore
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Senza titolo

Racconti

Era a letto. Al buio. Stava quasi per addormentarsi, quando squillò il telefono. Allungò il braccio verso il comodino.
- Pronto -, rispose con voce nasale.
- Ehi…ciao…
( La sua voce, bella, soffiata, sopraggiungeva calda dalla cornetta )
- Ciao, dove sei ?
- In giro. Ti pensavo.
- Davvero ?
- Si.
- E che pensavi ?
Un attimo di silenzio, di esitazione da parte di lui.

- Alla tua fica. Ho voglia della tua fica calda.
Lei sorrise, mordendosi le labbra.
- Ah si ?!??!
- Si…ho una voglia matta di tuffarmi con la testa tra le tue cosce e leccarti…
Rimase in silenzio, con gli occhi che scintillavano nella penombra. Respirò. Anzi, sospirò.

- Torno domani.
- Ne sono felice -, disse lei.
- Mi aspetti a casa ?
- Si, ti aspetto.
- Ora torna a dormire . E pensami.
- Ti penso. Ti penso.

Mise giù il telefono. Accese la luce. Andò in cucina e prese un bicchiere di acqua fresca. Si leccò le labbra. Sorrise pensando alla sue parole. Andò in bagno e prese uno specchio. Ritornò in camera. Si sdraiò. Alzò la camicia da notte e schiuse le gambe. Si guardò nello specchio. Si guardò tra le cosce piene, immaginando che a guardarla fossero gli occhi di lui.
Si ricordò di quando quella volta, dopo aver fatto l’amore, lui la portò in bagno con sé. La fece adagiare sul bidè e con la sua mano bellissima, la bagnò con l’acqua e con il detergente. Passava le dita sulle labbra e sulla clitoride gonfia dopo l’amore. Lei rideva. Lui continuava, la guardava negli occhi. Si avvicinò e le diede un bacio sulla bocca. Lei lo baciava e rideva. Scoppiava a ridere tra quei baci casti e molesti. Il ricordo accese il sorriso e il desiderio. Allora pensò alla sua lingua che la leccava piano. Prima dolcemente e poi furiosa, a fondo. Lenta. Veloce. Veloce e poi ancora lenta. Allontanò lo specchio. Chiuse di colpo le gambe. Porco, disse. Poi le riaprì e iniziò a sfiorarsi. A toccarsi con fervore. Si leccò due dita e le infilò nella fica calda. Per un attimo restò senza fiato. Era umida e cedevole. A penetrarla erano già state le sue parole. Quanto ti detesto, pensò.
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la mia ultima volta

Racconti

Erano ormai quasi 3 mesi che attendevo quella telefonata. Finalmente il direttore generale dell’azienda presso cui mi ero candidato s’era deciso a chiamarmi per farmi una proposta economica, questo significava un nuovo lavoro, una nuova casa e soprattutto la possibilità di trasferirmi vicino alla mia pallina, Ema, il mio angelo. Non era una storia facile, io non ancora separato legalmente; lei a casa con i suoi e pure fidanzata. Da quasi due anni la nostra relazione clandestina si dipanava tra mille difficoltà, non ultima il mio lavoro e la distanza, circa due ore di auto. Così finivamo per vederci ben che andava una volta alla settimana, ma capitava spesso che la frequenza fosse ridotta ad una volta al mese. Il cellulare scottava, la memoria dei messaggi sempre piena. Il pensiero fisso, costantemente puntato sul mercoledì, il nostro giorno
15/01 | di | autore





Un domani

Poesie

La nostalgia tarperà ancora le ali del domani
fino a che questi miei sogni resteranno vani.
Quell'affascinante rimembranza del passato
ha finito per rendere il mio cuore malato.
24/01 | di | autore





ivan benni

Racconti

Ivan Benni non era solito fare cosi,non aveva mai fatto cosi,cazzo,era uno forte lui,non era una mezza sega come quei falliti che gli stavano attorno;e allora?Cosa era cambiato,cosa l'aveva spinto a cercare la felicità sul bordo di un marciapiede?Aveva un lavoro Ivan,un gran bel lavoro,era sfacciatamente come tutti gli altri,o almeno cosi sembrava.Solo lui sapeva di non essere come tutti gli altri.Faceva finta di nulla,in fondo la vita è una tacita messa in scena.Un teatrino nel quale far vedere agli altri quello che si aspettano da te.Ma come tutti,almeno sperava proprio come tutti,dietro le quinte,nei camerini,nel fondo di una bottiglia di Nero d'Avola ognuno cerca di urlare al mondo quello che davvero vorrebbe e questa sera, quella sfrenata voglia di fottersene di quel faticoso e tanto ben ricamato purgatorio chiamato vita l'aveva portato su quel maledetto marciapiede.
Sapeva che il giorno dopo se ne sarebbe vergognato a morte ma quella bottiglia che ogni tanto portava alla bocca e poi riponeva con poca cura sotto il sedire dal lato passeggere non gli dava modo di pensare al domani o a qualsiasi altra cosa che non fosse il suo cazzo in tiro.Non lo aveva mai fatto prima ma sembrava un esperto. Aveva ancora la lucidità per contattare sperando incosciamente che qualcosa l'averbbe fermato,che nn sarebbe andata a finire cosi.Niente da fare,ferccia,finestrino,qualche parola sbiascicata e via. Ivan Benni non era cosi forte come pensava non era come il grande John Fante neanche la religione, i soldi ne la paura ne la vergogna lo avevano fermato. sad
25/01 | di | autore
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