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il vecchio Danny

Poesie

Danny dice che è stanco
che non ce la fa più a contare stelle e baracconi
dice che ormai la donna cannone si è messa lì a perder peso.
e gli acrobati hanno braccia deboli, e non ce la fanno più a volare.
Da un nome ad un altro, da occhio a occhio.
08/02 | di | autore





coraggio

Poesie

UN VECCHIO PUGILE CHE NON CE LA FA PIÙ.
PREVEDIBILE.
ABBASSA LA GUARDIA
E PARTE UN COLPO AL COSTATO
IL VECCHIO SI PIEGA
MA RIMANE IN PIEDI
UN ALTRO PUGNO
SEMPRE LI
SEMPRE NEL PUNTO DEBOLE.
08/02 | di | autore





giuda

Poesie

Tirami fuori l'anima e banchetta con me.
Un brindisi al libero cielo.
Un brindisi alla fredda terra e uno al cuore.
Sparami sulla bocca e bacia il paradiso.
Da morto sarò ancora più vivo.
08/02 | di | autore





cosa guardi???

Pensieri

Dio cosa guardi nell'alto dei cieli e tutto và male????
Sono solo solo un pò di vino la morte eterna!!!!!
vitache schifo di vita!!!!!
14/02 | di | autore
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Rose nere

Poesie

Rinchiusi in angusti spazi
nel buio di qualche angolo della mia mente
i miei sentimenti migliori,
fustigati, pugnalati ed insultati li terrò ben nascosti,
al sicuro.

Niente cuore, niente amore
... solo sangue, sesso, sperma e vino,
vino fresco rosso che scende in gola, nello stomaco e mi fotte il fegato,
ch'alza il mio livello d'onnipotenza annullandomi il cervello
che resterà perciò chiuso... e con lui il mio amore.

Niente parole di compassione,
ne consigli per una vita migliore
non ricevereste buone risposte e vi ucciderei con le parole.

Voglio partorire rabbia, incubi e paure,
voglio dolore e dolore ancora!
Voglio cantarlo a squarciagola questo triste Blues,
è la mia vita!
E se voi proprio vorrete farci un coro,
fatelo a tema o statevene come sempre in silenzioso decoro.

Ed ora ho finito sigarette e vino non mi và più di raccontare,
domani sarà un altro mattino,
un mattino come altri per alzarmi e vomitare.

... Good night and God bless
15/02 | di | autore
| (0) | (21)





L'amore

Poesie

l'amore

cos'è l'amore che si dice riempia i cuori?
farfalle nelle stomaco, palpitazioni incontrollate
passione bruciante
tutte queste cazzate, tutte queste puttanate
tutti questi cazzi in culo ed in figa
che consumano il così detto frutto dell'amore
frutto di che cazzo? Non capisco, sembra pazzesco
come la gente si appigli a qualsiasi pseudosentimento
pur di non affrontare la vita nella solitudine
che è l'essenza stessa della virtù forgiante
l'atto sessuale è l'istinto a perderà la verginità
ragazze troie a gara succhiano cazzi eretti
non c'è niente di male a pensare di amare
autodistruzioni laceranti il cuore
relazioni destinate a finire, cuori infranti
tentati suicidi sudici reazionari
ah l'amore, l'amore
24/02 | di | autore
| (0) | (30)





concubina

Poesie

Concubina

La stanza a lato alla mia
ospita la mia concubina
non ha occhi, non ha forma
si cela al buio, si nasconde in un angolo
vive al mio fianco, lavora, produce, respira
nutre la mia vita, divora il mio orgoglio
passa invano il tempo
la mia concubina non invecchia
la gioventù non passa ma è destinata ugualmente alla morte
un filo invisibile ci unisce
la sua vita è legata alla mia
mia malattia sua malattia
la mia concubina non ha corpo
la mia concubina ha nome
la mia concubina si chiama angoscia
24/02 | di | autore
| (0) | (23)





Un Randagio

Racconti

Lucciole danzanti in una foresta buia come il fondo di un pozzo senza fine. Amore disse: “non mi lascerai mai,vero?” e lui: “non sarò Io a lasciarti ma sarà l’amore che provi per me” “come fai a dire questo Io ti amo come non ho mai amato”ribattè lei..i due si salutarono dopo aver passato una notte illuminati dalle luci di un neon funzionante come la freccia d’un’auto..Lui trovò un lavoro e la risentì dopo qualche giorno,a quel punto era già troppo tardi,il suo amore era già scappato via come un cavallo imbizzarrito alla vista di un serpente. Niente avrebbe potuto sorprenderlo o forse avrebbe dovuto,ma in quell’occasione non si fermò soltanto a pensare: “lo sapevo” aggiunse anche “di non averci mai capito un granchè”.
L’indomani se ne lavò le mani e la cosa sembrava più sopportabile,anche se di tanto in tanto le tornavano in mente tutte quelle facce di donne che aveva amato tradito che aveva lasciato e da cui era stato scaricato per uno meglio di lui che certe donne incontrano proprio quando è uno di quei periodi in cui barcolli.
In continua ricerca di ciò che non abbiamo,passiamo la vita ad inseguire l’amore,illusi disillusi bastardi e puttane tutti che aspettiamo il prossimo o la prossima che non andrà comunque bene. Bambole di carta riciclata,zuppi fradici di pioggia acida dondolanti senz’anima per strade senza bellezza,ci incontriamo fondendoci in un’unica pozza di acqua stagnante.
Passava di lì per caso,facendo due passi,incrociò un cane che per qualche ragione cominciò a seguirlo,quasi l’avesse riconosciuto come il padrone. Dapprima gli sorrise poi cerco di levarselo dalle palle con uno scatto non proprio atletico ma efficace,infatti girò l’angolo in un secondo e poggiando la guancia destra sul cemento umido del palazzo,sbirciò,sudato com’era per lo sforzo,non gli parve vedere anima viva. Si sbagliava,persino il cane era più furbo di lui ,se lo trovò infatti tra i piedi scodinzolante vicino la sua gamba sinistra.
“A questo punto non mi resta che ucciderti”esclamò Sergio, stava quasi per colpirlo,quando rimase sorpreso dall’aria scodinzolante del cane per averlo ritrovato,all’animale doveva sembrava solo un gioco. Decise che lo avrebbe ucciso più tardi. Proseguì per la sua via con cane al seguito e d’un tratto si sentì sollevato d’avere un compagno per quella notte terribile come ne aveva viste altre,l’idea che qualcuno lo seguisse senza alcun interesse,per il solo piacere di farlo gli riempiva l’animo d’una calda sensazione ed il cervello di strane idea sulla fratellanza.Pensò: “cazzo devo dargli un nome,non posso chiamarlo cane e basta,merita un nome importante,qualcosa che risuoni nei secoli dei secoli,lo chiamerò Gesù,no cazzo troppo blasfemo chiamare un cane come il nostro anche se assente redentore,Attila,Napoleone,Nerone,ma no e poi che cazzo hanno fatto per me queste grandi personalità del cazzo..ahahahah..ci vuole un nome da duro un nome semplice ma da duro che sò Rocco,si lo chiamerò Rocco”. Trovato il nome cominciò a pensare dove comprare il cibo per cani il veterinario,dove trovare cagnette disposte a scopare con un duro come Rocco etc..nel mentre che pensava senza accorgersene arrivò a casa,prese le chiavi dalla tasca e si girò a sorridere al suo nuovo compagno,quando ebbe la sorpresa più interessante della serata,Rocco era sparito chissà da quanto tempo dal suo fianco,magari rapito da una banda di terroristi che avrebbero chiesto un riscatto troppo alto o forse se n’era semplicemente andato da qualche altra parte,il dubbio gli rimase,era certo però che non avrebbe comperato del cibo per cani l’indomani.
25/02 | di | autore
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Cio' che è perso

Poesie

Dietro le sbarre arruginite
il sole splende ancora, e il tempo
corre senza che nessuno abbia
modo di prenderlo.
Le foglie autunnali, secche, morte,
marroni, ci ricordano che l 'estate è finita.
Un' altro anno è passato
e siamo diventati ancora più stupidi,
legati alla nostra condanna
e al peccato commesso.
Le scuse sono speranze che cadono
come gocce nella pioggia primaverile,
e le settimane sembrano ragazze pagate
per baciarci.
Un sorriso, solo uno,
basterebbe per calmare
l'istinto brutale della lotta necessaria,
unico mezzo di sopravvivenza consentito
nella casa dell'orrore.
La libertà è lontana,
cavalca un cavallo bianco,
immacolato, e lei,
cosi' meravigliosa
agita i lunghi capelli lisci
pieni di tutti i colori della gioia.
Nel sogno, l'ho incontrata
in una pianura verde e rigogliosa
e correva verso di me,
e dagli occhi potevo vedere
lo spazio intero, i mille pianeti mai scoperti
le stelle, l' immensita irrisolta, mai compresa.
Ma lo sconforto ha riscosso il suo pegno
e mia ricondotto nella cella, nella mia mente,
non chiedento niente in cambio
solo quello che non ho e non riavrò
11/09 | di | autore
| (0) | (21)





FINE DELLE TRASMISSIONI

Racconti

Disse la tv al cesso:
“Io, in una casa, sono più amata di te!”
“Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?”
“Io regalo allegria”, rispose lei.
“Anch’io”, disse l’altro.
“Tu non mostri spettacoli e reality!”
“Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?”
“Perché, tu cosa offri?”
“Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente.
“Sei un imbecille, che cazzo di allegria è, è solo merda e piscio!”
“Sei sempre volgare, non ti smentisci mai.”
“E tu sempre puzzolente!”
“Ti sbagli, la mattina mi mettono il collutorio.”
“E poi tu non rendi felice la gente.”
“Al contrario, dopo essersi liberati sono leggeri e felici come usignoli!”
“Cretino, la soddisfazione di un bisogno non dà la felicità, ci vuole ben altro!”
“Lo so, ma essa è il presupposto necessario per poterla raggiungere, se non soddisfi prima i tuoi bisogni, non raggiungerai mai la felicità.”
“Sei noioso, hai una voce monotona e gutturale con un’eco che mi dà sui nervi!!”
“E tu parli troppo, per giunta dici solo cazzate, cose che alla gente sana non dovrebbero mai interessare, inoltre non hai una voce tua, originale, ti confondi tra mille voci di diversa provenienza che sanno di ipocrisia!”
“Mio caro, io sono la voce della società, del mondo, dell’uomo! Sono la sintesi dell’umanità!”
“Cara scatola dai mille colori, di umanità, lì dentro, ce n’è ben poca, si discorre attraverso luoghi comuni, tormentoni e pettegolezzi, è tutta sterile finzione, non è quello il mondo vero, sia nel bene che nel male! Sei solo un mezzo per trasformare in peggio la gente, per dettare loro gusti, sentimenti, emozioni! Sei un palcoscenico di paraculi e di filosofi del cazzo!”
“Senti, sapientone, la gente mi guarda, mi continua a guardare, mi desidera, mi ama! Io occupo una percentuale altissima del tempo che trascorrono in casa!”
“Vero, verissimo, ma ricorda sempre che i teledipendenti sono come dei drogati, si è fatto in modo che restassi ormai solo tu ad occupare il tempo libero delle loro squallide giornate! Perciò, ringrazia gli spacciatori che ti governano!”
“Come ti odio! Sei una palla, e poi se non ci fossi tu potrei godere di ancora maggiore attenzione, la gente interromperebbe meno frequentemente la mia visione se fosse costretta a pisciare e cacare per strada, sei un lusso inutile!”
“Senti chi parla, io un lusso inutile…”
“Sì, sìiiiiiiii!” continuò la tv ormai alla collera, “e poi chi pensa a te pensa alla merda, al piscio, al vomito, allo schifo più totale!!!”
“Ah, ah, ah, ah!!” rise il cesso con un lungo e fragoroso rumore di scarico, “Hai ragione, cara mia, ma ricorda: io la merda gliela elimino, mentre tu gliela butti addosso!!”
Fu il colpo di grazia per la povera tv: sprizzava scintille, emanava rumori spaventosi, andò in tilt e cacciò un puzzolente fumo nero dal culo. Era morta. E come ultimo desiderio aveva cacciato un altro po’ di merda.
Il cesso dapprima la compatì, poi se ne fregò e si sentì trionfante.
I padroni di casa, appena furono rincasati, per prima cosa fecero tutti una bella pisciata, contendendoselo e litigando per avere la priorità, e il bambino cacò.
Appena entrarono nel soggiorno, che era proprio di fronte al bagno, furono assaliti da una puzza tremenda di plastica e metallo bruciati che, a confronto, quella del cesso, dopo la cacata del bambino, sembrava odore di fiori di lavanda. Si accorsero, quindi, della morte della tv: la mamma fu la prima a sbraitare, assalita dal pensiero di non poter guardare per un po’ di tempo “Cento Vetrine”, seguita dalla figlia che ebbe lo stesso pensiero per “Il Grande Fratello”, seguita dal dispiacere più lieve del padre di doversi perdere la partita di “Champions” e, infine, dal bambino che, invece, saltava e urlava di allegria dicendo: “Evviva, evviva, adesso, la sera, papà gioca con me!”. Queste parole intenerirono infinitamente il papà, che lo prese in braccio e lo sbaciucchiò con amore e, di conseguenza, la mamma e la sorella fecero altrettanto. Tutte le sere intenti a soddisfare il bisogno di tv, non si erano accorti del bisogno di affetto del bambino e che lo stesso bisogno era avvertito anche da loro.
I coniugi trasportarono il cadavere puzzolente fino al più vicino cassonetto dell’immondizia, lo poggiarono a terra, poi rientrarono in casa. Passò un cane e vi pisciò sopra.
“Ma chi se ne frega della tv, adesso giochiamo con le macchinine!”, disse il papà con un viso nuovo, più bello, “Ma…”, continuò, “quasi quasi… vado prima a fare una cacata!”.

14/09 | di | autore
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FINE DELLE TRASMISSIONI

Racconti

Disse la tv al cesso:
“Io, in una casa, sono più amata di te!”
“Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?”
“Io regalo allegria”, rispose lei.
“Anch’io”, disse l’altro.
“Tu non mostri spettacoli e reality!”
“Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?”
“Perché, tu cosa offri?”
“Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente.
“Sei un imbecille, che cazzo di allegria è, è solo merda e piscio!”
“Sei sempre volgare, non ti smentisci mai.”
“E tu sempre puzzolente!”
“Ti sbagli, la mattina mi mettono il collutorio.”
“E poi tu non rendi felice la gente.”
“Al contrario, dopo essersi liberati sono leggeri e felici come usignoli!”
“Cretino, la soddisfazione di un bisogno non dà la felicità, ci vuole ben altro!”
“Lo so, ma essa è il presupposto necessario per poterla raggiungere, se non soddisfi prima i tuoi bisogni, non raggiungerai mai la felicità.”
“Sei noioso, hai una voce monotona e gutturale con un’eco che mi dà sui nervi!!”
“E tu parli troppo, per giunta dici solo cazzate, cose che alla gente sana non dovrebbero mai interessare, inoltre non hai una voce tua, originale, ti confondi tra mille voci di diversa provenienza che sanno di ipocrisia!”
“Mio caro, io sono la voce della società, del mondo, dell’uomo! Sono la sintesi dell’umanità!”
“Cara scatola dai mille colori, di umanità, lì dentro, ce n’è ben poca, si discorre attraverso luoghi comuni, tormentoni e pettegolezzi, è tutta sterile finzione, non è quello il mondo vero, sia nel bene che nel male! Sei solo un mezzo per trasformare in peggio la gente, per dettare loro gusti, sentimenti, emozioni! Sei un palcoscenico di paraculi e di filosofi del cazzo!”
“Senti, sapientone, la gente mi guarda, mi continua a guardare, mi desidera, mi ama! Io occupo una percentuale altissima del tempo che trascorrono in casa!”
“Vero, verissimo, ma ricorda sempre che i teledipendenti sono come dei drogati, si è fatto in modo che restassi ormai solo tu ad occupare il tempo libero delle loro squallide giornate! Perciò, ringrazia gli spacciatori che ti governano!”
“Come ti odio! Sei una palla, e poi se non ci fossi tu potrei godere di ancora maggiore attenzione, la gente interromperebbe meno frequentemente la mia visione se fosse costretta a pisciare e cacare per strada, sei un lusso inutile!”
“Senti chi parla, io un lusso inutile…”
“Sì, sìiiiiiiii!” continuò la tv ormai alla collera, “e poi chi pensa a te pensa alla merda, al piscio, al vomito, allo schifo più totale!!!”
“Ah, ah, ah, ah!!” rise il cesso con un lungo e fragoroso rumore di scarico, “Hai ragione, cara mia, ma ricorda: io la merda gliela elimino, mentre tu gliela butti addosso!!”
Fu il colpo di grazia per la povera tv: sprizzava scintille, emanava rumori spaventosi, andò in tilt e cacciò un puzzolente fumo nero dal culo. Era morta. E come ultimo desiderio aveva cacciato un altro po’ di merda.
Il cesso dapprima la compatì, poi se ne fregò e si sentì trionfante.
I padroni di casa, appena furono rincasati, per prima cosa fecero tutti una bella pisciata, contendendoselo e litigando per avere la priorità, e il bambino cacò.
Appena entrarono nel soggiorno, che era proprio di fronte al bagno, furono assaliti da una puzza tremenda di plastica e metallo bruciati che, a confronto, quella del cesso, dopo la cacata del bambino, sembrava odore di fiori di lavanda. Si accorsero, quindi, della morte della tv: la mamma fu la prima a sbraitare, assalita dal pensiero di non poter guardare per un po’ di tempo “Cento Vetrine”, seguita dalla figlia che ebbe lo stesso pensiero per “Il Grande Fratello”, seguita dal dispiacere più lieve del padre di doversi perdere la partita di “Champions” e, infine, dal bambino che, invece, saltava e urlava di allegria dicendo: “Evviva, evviva, adesso, la sera, papà gioca con me!”. Queste parole intenerirono infinitamente il papà, che lo prese in braccio e lo sbaciucchiò con amore e, di conseguenza, la mamma e la sorella fecero altrettanto. Tutte le sere intenti a soddisfare il bisogno di tv, non si erano accorti del bisogno di affetto del bambino e che lo stesso bisogno era avvertito anche da loro.
I coniugi trasportarono il cadavere puzzolente fino al più vicino cassonetto dell’immondizia, lo poggiarono a terra, poi rientrarono in casa. Passò un cane e vi pisciò sopra.
“Ma chi se ne frega della tv, adesso giochiamo con le macchinine!”, disse il papà con un viso nuovo, più bello, “Ma…”, continuò, “quasi quasi… vado prima a fare una cacata!”.

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VAI COSI'

Poesie

Cosa vuoi,
coglione,
mi infastidisci,
mi dài nausea,
ti prenderei a cazzotti,
sei convinto
che bisogna stare sotto,
sempre sotto
per andare avanti,
studiare,
lavorare,
inchinarsi,
leccare,
ma senza sapere
il perché,
non per qualcosa di bello,
di nuovo,
è solo una linea,
una linea da seguire.
Per te la bellezza
è tutta lì,
non c’è bisogno d’altro,
sai già
il fatto tuo,
la tua strada
è già tracciata,
sai già
dove andare…
…sì…
…nel cesso!
nel cesso di una vita
inutile,
apatica,
confusione
di immagini
senza vita,
fredda architettura
di modelli
che ti ingloba
in una perfezione
di linee
artificiali
che dettano
i sentimenti.
E sei contento, sì,
il tuo futuro è lì,
ti aspetta,
non devi fare altro
che accoglierlo,
e lui ti accoglierà
con occhi sorridenti…
…e fauci enormi!!
14/09 | di | autore
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FINE DELLE TRASMISSIONI

Racconti

Disse la tv al cesso:
“Io, in una casa, sono più amata di te!”
“Ah sì?”, rispose il cesso, “E perché mai?”
“Io regalo allegria”, rispose lei.
“Anch’io”, disse l’altro.
“Tu non mostri spettacoli e reality!”
“Pfui!”, disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami ‘allegria’?”
“Perché, tu cosa offri?”
“Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!”, disse poeticamente.
14/09 | di | autore





VAI COSI'

Poesie

Cosa vuoi,
coglione,
mi infastidisci,
mi dài nausea,
ti prenderei a cazzotti,
14/09 | di | autore





Shakespeare non l'ha mai fatto - parola di C. Bukowski

Altro

Per la prima volta a Roma andrà in scena la vera storia di C. Bukowski.

dal 14 al 19 Ottobre 2009, presso il Sinergy Art Studio sito in Via di Porta Labicana, 27 a San Lorenzo, nel cuore della Capitale L'Associaizone Culturale Cinem'Art presenta: SHAKESPEARE NON L'HA MAI FATTO, PAROLA DI C. BUKOWSKI. Con Claudio Miani, Albamarina Dei, Monica Mariotti.

Il costo del biglietto è di 5 Euro, ma per chi si presenterà con "Libera il bukowski che è in te" avrà una riduzione a 3 Euro.

Per info e materiale: 06/89.53.89.15 - 328/71.33.184
mail: [email protected]
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