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Schiavitù

Pensieri

Ho reso mia un'insensibilità che non mi apparteneva e che ora mi tormenta.

I sentimenti del passato soffocati con la forza, schiavi di un'esistenza celata, mi investono e mi trovano impreparata. Inerme.

Per troppo tempo li ho ignorati e non so come arginare la loro violenta irruzione.

Come una tempesta di allucinazioni,
fantasmi mai esistiti
eppure presenti
attanagliano,
in una morsa impietosa,
il nulla forzato.
01/05 | di | autore





dal diario..28 agosto 2009

Racconti

E' da poco passata la mezzanotte, perchè scrivo?
E che ne so.. è da molto tempo che non scrivo qui e forse sento il bisogno di condividere con qualcuno ciò che penso.
Vediamo, ricapitoliamo la situazione attuale... ok prima mi stappo una birra......................... 1 2 e 3 via il tappo... ok ok possiamo iniziare..
Bene, dove ero rimasto? Ah già.. cercherò di fare un minimo di ordine tra i miei pensieri, su quello che è successo in questo periodo.
Ormai è da mesi che mi ritrovo in cassa integrazione... e si può certo immaginare che ciò ( quando non si ha una famiglia sulle spalle da mantenere), potrebbe fare piacere specie in estate.
03/05 | di | autore





09 giugno 2007

Pensieri

racconto di un pomeriggio di tre anni fa...........
Era maggio, l'idea di quell'impiego in fabbrica non mi aveva messo troppo di buon umore ma cristo! Era pur sempre un lavoro..Guardai attraverso la finistra, il sole era sempre alto stampato lussù.. Ecco allora che mi decido, prendo il lettore cd e Grace di Jeff.. Povero diavolo penso... Se fosse sempre vivo... Bho'... Vabbè poco importa.. In un secondo sono in strada. L'aria è fresca, frizzante.. saranno circa le 19.. so che è un'ora insolita per andare a fare la spesa ma infondo amo essere fuori dal coro....
Forse neanche strano, bizzarro....fuori dalla norma.. solo comodità penso...
Ora cammino più veloce, ho già passato le scuole elementari .. destinazione discount, i soldi son pochi in questo periodo anche se ne spendo tanti in puttanate esagerate...
Arrivo, la porta scorrevle si apre davanti a me. Metto un mano in tasca... alzo ancor di più il volume.. Oggi non ho voglia di sentire niente, forse neanche i miei pensieri.. Adesso il problema è cosa prendre, .......già... e dal momento che sono uscito solo per levarmi di casa sono costretto a lavorare d'inventiva..Vediamo..caffè, acqua, sapone, frutta, nononono..... la casa ne sarà sicuramente frnita o almeno credo..........
Il mio sguardo si posa sul " cestello delle cazzate" come lo chiamo io... la scritta sembra dire " OGNI SORTA DI STRONZATA AD UN MODICO PREZZO! ACCORRETE COGLIONI ACCORRETE!... Si ora era definitivo... potevo affermarmi con orgoglio tra la schiera dei coglioni!

Bene! almeno adesso ho un'altra torcetta elettrica che sommata alle altre 10 che ho sono sicuro che mi sarà utilissima!
Formaggio? no! questo proprio no! Puntatina all'angoo dei superalcolici.. Meglio di no.. poi i prezzi.. si troppo alti... meglo la birra ... si si si... grandissima puttana a basso costo...Si considero la birra come una puttana.. una bella bionda che arriva, ti fa starebene per quella mezz'ora... giusto un servizietto a un modico prezz e poi svanisce e dopo ecco che ne arriva un'altra....
Vado alla cassa, le batterie ora mi dicono basta. Sono rimasto solo assordato dalla vita adesso, non riesco a seguire più i miei pensieri. I bep bep della cassa che investe veloce, feroce tutti quei poveri alimenti... le occhiate di riverenza false o comode della gente... Presto arriva il mio turno...mi limito a pagare, abbozzo un mezzo sorriso e esco di nuovo... Devo tornare a casa, apro la lattina...
03/05 | di | autore
| (0) | (25)





xantoscòpia

Racconti

PRIMA SCENA

Come euforia inebriante, tumultuosi incontri con lente d’ingrandimento sul ciglio della strada accanto alla casa in rovina.
Se ne stava lì a guardare come se aspettasse ancora quello sguardo.
“Domani sarò più sincero con me stesso e certe verità le farò cadere dalla bocca, senza far rumore” pensava Xavier mentre alzava i suoi Ray-Ban marroni per strofinarsi gli occhi ancora annebbiati dall’inaspettato intreccio.

Quello che pensavo in quel momento era schiacciante…
…il timore d’avere il futuro scomposto in due facce che ti guardano ostili rendendoti vulnerabile, privo di reazione.

L’autobus s’avvicinava lentamente verso di me lasciando polvere alle sue spalle con l’intento di essere pure lui protagonista di quel che doveva succedere.
“Scusi, è quello che và in città?”
“Si, salga”.

SECONDA SCENA

Alla fermata fui travolto dall’immortale sensualità di quel posto, dove il ritorno era padrone ed io schiavo di tutto quello che avveniva in quel preciso istante.
La luna, colore rossastro con tratti violacei, ubriaca, poggiata sul tetto, immobile.
Mi diressi verso le scale, riconoscevo l’odore dei muri, del legno, migliaia di corpi appagati, profumo di rose, d’incenso.
Dal locale accanto filtravano le note contorte di Karmacoma dei Massive Attack che in maniera sconvolgente si fondevano con la scena.
La porta era aperta, le candele accese,una trappola d’amore impaziente di essere il rifugio del desiderio inaspettato.
“Come mai qui?”
“Ti dispiace?”
“Aspettavo questo momento come la mia morte”
“Perché, qual è il tuo legame con lei?”
“E’ l’ultima donna che mi vorrei scopare”
Lei si alzò dal divano verdastro e passando le dita sulle mie labbra sussurrò: “E’ quello che aspettavamo da tempo”.
Fu come un vortice di angeli e corvi che si mordevano le ali e facevano l'amore senza riconoscere la propria madre, inaspettato e fottutamente intenso.

Poggiai la mia nuda e stremata schiena alla spalliera del letto e dando un’occhiata fugace al viso appagato di lei versai un goccio di J&B nel bicchiere e lo buttai dentro in un sorso come per spegnere qualcosa all’interno che bruciava le mie oscure viscere.
Inavvertitamente fui preso dalla paura che in quella stanza ci fosse solo il mio corpo stanco buttato sulle lenzuola, e che tutte le parti coscienti di me fuggivano tra le querce prive di foglie, grigie e minacciose, fuggivano da tutto ciò che non mi apparteneva o quanto meno cercavano sollievo in un nome: Clara.

TERZA SCENA

Dovevo assolutamente distogliere quel pensiero lancinante dalla mia mente, mi vestii in silenzio, al buio, con lo sguardo rivolto alle persiane semichiuse le quali, ogni tanto, venivano investite dalle luci delle auto in corsa.
Chiusi con accurata delicatezza la porta… i suoi fianchi, le sue gambe e poi le scale.

Entrai nel locale, Simon fece un sorriso e mi invitò a sedere al bancone, vidi Elena, che mi venne incontro lasciando i suoi goffi clienti ai loro bassi discorsi.
“Ci sei mancato”
“Anche voi, tanto”
“Scommetto che non potevi resistere senza i miei baci”
“…e senza il mio Rhum” aggiunse Simon.
Ero a casa, quei volti segnati da mille incontri, da piccole-grandi cose, da eventi profondi come un grembo materno, stavano davanti a me, per un attimo il mio stato d’ansia abbandonava l’involucro.

La bocca bagnata, le mani sfioravano i capelli, il gomito affondava nel legno, tutto così lento, tutto così scomposto, vomito.

Seppellivo lo sfogo di tante trappole sconnesse nel cesso, l’acqua sul viso, uno sguardo a quel tizio che mi fissava allo specchio e poi? Poi non ricordo, so solo di aver fatto un sogno strano.
Il letto al centro di una stanza con le pareti in pietra che confluivano in alto disegnando corpi di donne ed io in ginocchio piangevo e deliravo.
Le vesti strappate di color bianco sporche a chiazze, anche la faccia, le lenzuola, tutto quello che mi stava attorno era sudicio.
Strofinavo le gambe come volermi liberare da quello stato ma rimanevo fermo, bloccato.

Un grido stridente si liberò in quelle ore del mattino, il sudore, la paura, sì la paura di continuare a toccare con mano la parete dell’inconscio.
Avevo ancora gli occhi chiusi quando lei cominciò ad accarezzarmi ed a rassicurarmi.
Elena, nuda sul letto, mi sfiorava con la sua morbida bocca la fronte sussurrando delle parole che non sono riuscito a udire, ero ancora nel limbo, fra illusione e materia.

“Aiutami ad alzarmi, devo ritornare nella mia stanza”.
“Non puoi in questo stato”
“Per favore”
Lo sguardo triste di lei annuì.

QUARTA SCENA

Onde percorse a cento all’ora insoddisfatte dell’orgasmo provato.
Uscii lentamente, senza che nessuno se ne accorgesse.
I tir lasciavano i segni del risveglio della città
…non avevo mai pensato alla pioggia come il seme del cielo, chinandomi osservai il miracolo
…credevo di toccarlo.

QUINTA SCENA

Amore mio, il giallo bruciato del tramonto è molto simile a quello della fiamma che ti sfiorava rendendoti unica.

Poggiato sul vetro dell’autobus, ho davanti una donna di colore con il suo bambino in braccio , a sinistra un vecchio signore, il braccio sul petto e la mano sulla fronte, a cosa starà pensando?
Mi giro, il fumo delle fabbriche, gli alberi neri, come una foto.
Penso a quello che ho sognato, strano.
Le campagne soffrono la solitudine, i cani dormono, non credo di essere fuggito per paura, so di aver fatto quello che sentivo in quel preciso momento, il resto non conta.

Tacito risveglio del mattino, con l’aria ancora vergine, la luce fragile, tutto quasi imbarazzante, sento di arrossire a tutta questa bellezza.

Il conducente ci regalò uno sguardo, continuò il suo cammino.

SESTA SCENA

Ero girato quando sentii la brusca frenata, non vidi nulla, il filo della vita si staccò sbattendomi in una temporanea perdita dei sensi.
Il mezzo capovolto, il silenzio.

Nel mio cervello rintronava un lamento di suoni rinchiusi e colori che cercavano di appropriarsi delle forme abbandonate.
Lentamente, lentamente, sentivo le dita a contatto con lenzuola di seta, la schiena indolenzita, un dolore alla spalla atroce.
“Come sta?” accennò una voce di donna.
“Si sta svegliando” bisbigliò un individuo.
“Fortuna che si sia salvato”
“Si, fortuna…”

Non riuscivo ad aprire gli occhi, un po’ per mancanza di forze, un po’ per paura di quelle voci sconosciute che aspettavano il mio risveglio.
Loro continuavano a parlare.

“La vita indossa la veste di madre e quando meno te l’aspetti quella di boia” riprese lei.
“E’ capitato”
“Posso sforzarmi di capire, ma quando con un soffio si spengono le luci di tante persone non so fino a che punto…“
“Cosa?”
“Fino a che punto potrei pensare che ci sia…basta, lasciamo perdere, forse è meglio che vada a fare una doccia fredda per congelare i pensieri”
“Si, forse è meglio”

Quella voce, non so chi fosse quella donna ma le sue parole arrivavano nelle mie orecchie come note di un piano in una stanza piena di rose.
Mi riaddormentai sprofondando con tutto il corpo e la mente.

SETTIMA SCENA

Aprii gli occhi, fuori era buio.
Mi giro sentendo delle voci che provenivano da un apparecchio televisivo, proprio accanto a me.
Lei mi dava le spalle seduta ai piedi del letto, ogni tanto assaggiava un sorso di non so che da un bicchiere che teneva poggiato sulle gambe.
Non se ne accorse della mia presenza.
Il vetro gli accarezzava le labbra e i capelli facevano da cornice al suo profilo francese.

“Dove sono?” chiesi con tono molto pacato.
Si girò lentamente con un sorriso.
“Forse nel giardino dell’Eden?” rispose accarezzandomi il braccio.
Si avvicinò di più e mi strinse la mano.
“Come ti chiami?”
Io rimasi incosciente per qualche secondo.
“Xavier” dissi guardandola meravigliato.
Lei ricambiò lo sguardo ed io imbarazzato mi misi a guardare le pareti della stanza, erano rosse e piene di quadri. Mi soffermai su un’immagine raccapricciante, un uomo e una donna in un abbraccio intenso e passionale, sanguinanti, sotto una diabolica figura umana che con denti aguzzi sfiorava le gambe degli amanti.
“Dove sono?” ripetei nuovamente.
“Ti è andata bene, è stato mio marito a portarti qui, in quelle lande desolate per un servizio fotografico e ha visto quel che non doveva vedere, proprio oggi dove per lui non esisteva nulla tranne che l’inaugurazione della sua mostra.
Sei con me, stai tranquillo”
“Sono sue queste tele?”
“Si, sono i suoi figli, le sue donne”
“Qual è il tuo nome?”
“Veronica”
Sollevandosi i capelli dalle spalle si diresse verso la stanza accanto.
Gli occhi vagavano, tentai di alzarmi ma il dolore alla spalla fece si che io esprimessi il mio martirio.
Sentii i suoi passi frettolosi e agitati, mi accarezzò il viso, sentivo le sue dita fredde e affusolate.
“Non devi alzarti da solo, ti aiuto io”
I seni strisciavano sul mio viso ed io come un bambino mi abbandonai su di lei.

La finestra si estendeva per tutta la parete , vidi l’immagine di Veronica e quella mia accanto.
Ci avvicinammo a pochi centimetri dal vetro, vidi degli scogli, il mare tetro, mi girai di scatto e la guardai quasi come se quel mostro naturale mi incutesse paura.
Lei aveva lo sguardo fisso, si specchiava nel mare nervoso e in quel viso che ormai accettava tutto, anche la morte.
Incomunicabile pensiero, sotterrato abbastanza da non poter sentire il fiato rappreso.

OTTAVA SCENA


Sentimmo aprire la porta d’ingresso.
Lei mi aiutò a sedermi sul letto.
“Sei tu?”
“Si” rispose il marito sbattendo la porta.
I passi ostentati verso la stanza martellavano la mente di Veronica, si aggiustò i capelli e gli andò incontro.
“Vedo che si è ripreso”
“La ringrazio per tutto quello che ha fatto per me”
“Dì grazie al tuo Dio no a me, è pronta la cena?”
Con la mano sinistra Veronica indicò la stanza “Prego signore”

Ci sedemmo, la sedia non era delle più comode, ci guardammo in faccia senza dire una parola.
“Questo vino è del ‘78” accennò lui “ bevi pensando alla passione, alla vita, a…”
“alla donna, alla morte” risposi io alzando il bicchiere.
“Si” rispose con un po’ di sdegno.
Sfiorammo i calici e ci scambiammo delle occhiate fugaci.
“Spero che queste mie invenzioni siano di tuo gradimento” disse Veronica
“Sono buonissime” risposi.

Sapevo di essere osservato.
Il lago rosso con i suoi battelli, le guance cremisi, le occhiate fugaci perse nell’istante. Potevo dirti tutto in un sol minuto, sarei stato così spontaneo.

Sentimmo un rumore provenire dalla stanza accanto.
La porta si aprì con la brutale violenza di chi è affamato della sua vittima.
“Crepa bastardo”.
Una serie di colpi d’arma da fuoco misero a soqquadro l’intera stanza, d’istinto ebbi il tempo di prendere il braccio di lei e tirarla verso me.
Cademmo a terra in un lago di vetri e schegge.

NONA SCENA


Storditi dagli spari e dall’informe carcassa che giaceva davanti a noi ci alzammo con estrema freddezza.
La pistola buttata a terra, senza la protezione di un angelo, la colsi da terra, abbandonai la casa.
Le candide parole per pochi si liberavano come la fine di un melodramma, nascoste o scrutate dietro una porta socchiusa.

DECIMA SCENA


Il sole batteva sulle lenti di vetro ghiacciato annebbiandone i colori.
Da lontano, il ricordo di Clara era nella polvere che si alzava, nelle sinuose forme del fumo della sigaretta, tra i mobili silenziosi, ‘non potevo pretendere niente’ pensai.
Sentii dei passi venire da dietro, le braccia mi avvolsero, il suo profumo d’incenso mi rassicurò. “Ti amo”.
Lento il movimento con i suoi tortuosi sfregi, le carezze, il contatto.
Dentro me stesso col pensiero di riviverlo, magari in una stanza con le note della canzone preferita, aspetto, magari sei qui, davanti a me.
(Salvo Ladduca)
http://www.facebook.com/profile.php?id=1652139581
07/05 | di | autore
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UNA SERATACCIA AL BAR

Racconti

Eravamo io Crazy Dick e Karl con le nostre birre fredde che galleggiavano sopra al bancone del bar, il barista con aria da culo d'un tratto mi ci fa:"avete mica sentito di kant..quello che scarozza con un uncino al posto della gamba .."..No che gli e' successo?..Pare che se ne stette sulla bagnarola a cercar di tirar fuori dal mare qualche bel bestione e invece ce l'ha preso proprio un bel bestione, dicono sia venuto fuori dall'acqua un pesce talmente grosso ghe se le risucchiato in acqua il povero Kant..;"..CRISTO D'UN CRISTO!..." esclamai, DI' un po che non sara' mica una delle tue questa eh?..No ti dico mica sherzerei su queste cose mi credi proprio andato?..finii la birra e me ne tornai a casa ..
15/05 | di | autore
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La Depressione è la troia più porca che ci sia

Poesie

Una sera bussò alla mia porta
aprì e me la ritrovai davanti
era lei, la troia più porca che ci sia:


-la Depressione-


e con sè portava una bottiglia
-la mia bottiglia che credevo oramai perduta-
e mi disse :

"bevila, disgraziato, o di me mai ti libererai"


Disgraziato io lo ero, sicuramente pure un ballordo
nulla avevo da perdere, solo un pò di tempo
di quello sprecato inutilmente come solo io so fare


Ma lei era proprio bella, e molto più disgraziata di me
lucida come una vera Signora sà essere
capace di farmi cadere con una sola parola:


" La vuoi ?"
17/05 | di | autore
| (0) | (31)





Identità

Poesie

Aspettare isolato che
lei venga stando
tra la merda e
l'ipocrisia.

L'amicizia è
come un cancro
può essere maligno
o benigno.
Io ne ho
per lo più di
maligni.

Volevo del vino dolce
per liberarmi
di questa merda. Leggere
un pò.

L'identità non
è altro che il
mantenimento della differenza
dicono. Io
bevevo leggevo
scrivevo era questa
la mia identità.


D.S.
23/05 | di | autore
| (0) | (23)





Cari Lettori

Poesie

Si scrive per incazzarsi col mondo intero
o per far la pace e riniziare,
si scrive per accusare
per implorare
e spesso si scrive per amore.

Scriviamo e ci sentiamo poeti
opinionisti od uno stronzo qualsiasi
e certe volte gettiamo, ed altre ci teniamo tutto
l'importante in quel momento è averlo scritto.

Si scrive per ricordare un luogo, una frase
per evocare qualcosa o qualcuno,
per rileggere tutto o per condividerlo
oppure per parlarsi meglio, per ascoltarsi dentro.

Scrivo perchè voglio scrivere
e di voi coglioni che leggete
non me ne importa un cazzo
quindi fate come sempre avete fatto
traete le vostre conclusioni dopo il punto.
14/04 | di | autore
| (0) | (27)





Piedi

Poesie

I piedi sono l'anima della gente
sopportano il peso del corpo
quello dello parole e del silenzio
il peso dei pensieri e delle valigie
i piedi, vanno avanti e camminano.
Perchè non si fermano un momento?
14/04 | di | autore
| (0) | (22)





Dalla finestra

Poesie

Mi sono affacciato alla finestra
il wisky era finito, la birra anche
c'era solo vino.

Fiori appassiti
rondini con la schiuma alla bocca
sangue sulla fresa
terreni aridi
figure
ombre

ed in casa c'era solo vino.
14/04 | di | autore
| (0) | (24)





il matterello, quanti usi!

Pensieri

il matterello...
sono io...è si un po' si...spesso faccio cose da matterello, tipo laurearmi, lavorare...
oppure è l'arnese da cucina che potrei usare per sbriciolare crani per vedere cosa c'è dentro...o impastare un ottimo tortello di patate alla mugellana...
QUANTI USI IL MATTERELLO!
07/04 | di | autore
| (0) | (22)





Antonella Irlandese

Racconti

ANTONELLA IRLANDESE


Tre birre per me e un bicchierino di Kessler sempre per me. Due per me e uno per te. Michele, mio caro compagno irlandese d’impiego, per questa volta è solo un avviso, ma «a volte si necessita di esuberante illuminazione luminare, per poter trovare una pronta ispirazione!».
30/01 | di | autore





Miniatura

Poesie

ho finito la tua miniatura
finemente addobbata ed incatenata
appoggiata nella vetrina dei ricordi
luccica di splendore
attira su di se sguardi illazioni cadute
egocentrico narcisismo malsano
sporcare specchi di riflessi
la miniatura stava li
sospesa appoggiata in caduta
miniatura in battuta di caccia vitale
stagione aperta
sodalizio chiuso ed esasperato
miniatura piangente in pentimento
ritorno trapassato non possibile
miniatura smarrita confusa
miniatura vagabonda senza casa
casa lasciata
vivida di speranza gonfia
inquilino abbandonato tramortito
porta chiusa sbattuta
porta chiusa eterna
miniatura di polvere ricoperta
02/03 | di | autore
| (0) | (25)





Poeti del male

Poesie

Pochi poeti del male
sanno cantare il dolore
pochi poeti del male
sanno cantare l'amore
nell'altarino banale della vita
crepuscoli in rime splendono
concatenate esistente tuonano
apparati cerebrali allo sfascio in ritirata
poeti in regressione genetica
tornano a casa
male in polvere
poeti in polvere
poeti del male in ritirata
02/03 | di | autore
| (0) | (43)





Grasso magnetico e sudore in scatola

Poesie

Butta un occhio nella scatola, andiamo.
Non pensarci troppo. Fallo!
Appari, renditi trasmettibile. Vivi.
Le tue tette per una risposta esatta.
Il tuo culo al chilo.
Il tuo culo al chilo chiavi in mano!
ALLEGRIA!
Raddoppi? Lasci? Accendi?
Dai fuoco all’olio che ti lucida la pelle
Spruzza la tua mediocrità lipidica con litri di benzene mentolato
Dio mio! FLASH! FLASH! APPLAUSI.
Plotoni nemici del prime time
Tessere catodiche da salotto
e, fino a ieri,
Domino era solo la troia funambolica delle 2 antimeridiane,
la macchia di seme secca sulle mutande che veglia sul tuo sonno.
Risate! Ridete, forza!
Tocca alla cicciona sfatta.
Andiamo!, getta un po’ tra le fiamme dell’obbiettivo quelle tette flosce.
Così, così’!
Sorridi e suda. Suda! SUDA!, che la carne in umido attizza anche i morti.
Ringhiate gente!
URLATE! URLATE!
Confusione e dubbio in technicolor!
Fiche a colori! Fiche a colori!
15 euro al mese per un pompino in alta definizione
non sono nulla se ci includi anche i cartoni di tua figlia.
Non è fantastico?
Il Re del Reame Irreale sorride e si diverte.
E tu, che aspetti? Balla. Balla! Balla! Balla e vivi!
La tua vita analogica non vale più un cazzo. Sei meno di 0 e di 1.
Legato ai binari di un codice che sta per travolgerti.
Vali meno del canone che paghi per farti comprare.
Chi ti ha cablato l’anima? Dov’è la tua faccia?
Congelata in un provino digitale.
Il formattatore invisibile ci allarga la banda del culo,
e milioni di milioni di satelliti umanoidi
magnetizzati attorno la grande antenna.
Ridi, bravo. Mostra bene i denti. RIDI!

John Carpenter! Riprenditi i tuoi occhiali da sole del cazzo!
03/03 | di | autore
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